Cambiamento climatico e salute mentale: come reagiamo davvero?

Negli ultimi anni, il cambiamento climatico è passato dall’essere una questione scientifica a diventare un problema quotidiano, visibile e tangibile nelle nostre vite. In Italia, questo fenomeno si è manifestato in modo particolarmente intenso: temperature sempre più alte, piogge in forte calo e un incremento significativo di eventi estremi, come alluvioni e ondate di calore. Secondo i dati, nei primi sette mesi del 2022 le precipitazioni sono diminuite del 44% rispetto all’anno precedente, mentre gli eventi climatici estremi sono cresciuti del 55% nel giro di un anno. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: danni economici gravi, in particolare nei settori agricolo e turistico, e un impatto crescente sulla salute fisica e mentale della popolazione.

Ma c’è un aspetto spesso trascurato: il peso emotivo del cambiamento climatico. Sempre più persone provano una sensazione di angoscia, paura, impotenza. Questo fenomeno ha un nome: eco-ansia.

Che cos’è l’eco-ansia

L’eco-ansia è definita come un insieme di emozioni (paura, tristezza, frustrazione) legate alla consapevolezza della crisi ambientale in atto. Non colpisce solo chi è stato direttamente coinvolto in eventi climatici estremi, ma anche chi ne sente parlare o vede le immagini sui social e nei media. Può provocare insonnia, perdita di appetito, pensieri ossessivi e una sensazione costante di disagio. In alcuni casi, può persino portare a un blocco emotivo noto come ecoparalisi, cioè un atteggiamento di apatia o negazione di fronte all’emergenza ambientale.

Il termine “psicoterratico” è stato coniato dal filosofo australiano Glenn Albrecht per descrivere proprio questa connessione emotiva profonda e dolorosa tra l’essere umano e la Terra.

Eco-ansia: un freno o una spinta?

La ricerca scientifica ha individuato due possibili reazioni all’eco-ansia. Da un lato, può innescare una paralisi psicologica, una sorta di rifiuto emotivo che spinge le persone a ignorare la questione ambientale. Dall’altro lato, però, può rappresentare anche un potente stimolo all’azione: molte persone, proprio perché provano disagio, scelgono di adottare comportamenti più sostenibili, unirsi a movimenti ecologisti o sensibilizzare chi le circonda.

Il fattore chiave che determina l’una o l’altra reazione? L’autoefficacia. Ovvero: credere di poter fare la differenza. Le persone che pensano di avere un certo controllo sulla situazione e sulle proprie azioni sono più propense a trasformare l’ansia in energia positiva. Al contrario, chi si sente impotente tende a chiudersi e a evitare il problema.

Il ruolo della preoccupazione

Accanto all’eco-ansia, un altro elemento gioca un ruolo cruciale: la preoccupazione climatica. Si tratta della componente cognitiva dell’ansia, quella che ci spinge a informarci, cercare soluzioni, immaginare scenari. A differenza dell’ansia “bloccante”, la preoccupazione può favorire strategie adattive e comportamenti costruttivi.

Alcuni studi recenti hanno infatti mostrato che chi prova una maggiore preoccupazione per il cambiamento climatico è anche più attivo nel cercare soluzioni e adottare comportamenti pro-ambientali.

Educazione, informazione e speranza

Se vogliamo trasformare l’eco-ansia in un motore di cambiamento, è fondamentale agire su tre fronti:

👉🏽 Educazione ambientale: sia formale che informale, è lo strumento più potente per rendere le persone consapevoli e capaci di agire.

👉🏽 Comunicazione positiva: raccontare anche le soluzioni, le buone pratiche, le innovazioni che stanno già facendo la differenza può rafforzare l’autoefficacia e ridurre il senso di impotenza.

👉🏽 Supporto psicologico: riconoscere che l’ansia climatica è reale e offrire strumenti per affrontarla, anche attraverso la psicoterapia, è essenziale.

In conclusione, l’eco-ansia non è solo un problema da “curare”, ma una risposta emotiva legittima e comprensibile a una crisi reale. Se gestita con consapevolezza, può diventare una leva preziosa per costruire un futuro più giusto, sano e sostenibile.

References

  • Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), Sixth Assessment Report (AR6), 2021
  • Legambiente (2022). “Rapporto Città Clima 2022”
  • Berry, H. L. et al. (2010). “Climate change and mental health: a causal pathways framework.” International Journal of Public Health
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  • Hogg, T. L. et al. (2021). “Development and validation of the Hogg Eco-Anxiety Scale (HEAS).”
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  • Shi, J. et al. (2016). “Climate change communication and the role of worry”
  • https://www.mdpi.com/2225-1154/11/9/190
  • Immagine di Elisa Fiorenzani
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