Il potere del DataViz sul cambiamento climatico: emozioni e partecipazione politica

Negli ultimi tempi, la diffusione di dati attraverso grafici e infografiche sui social network è cresciuta esponenzialmente. Politici, attivisti e organizzazioni ambientaliste li utilizzano per comunicare informazioni complesse come quelle legate al cambiamento climatico, con l’obiettivo non solo di informare ma anche di coinvolgere attivamente le persone nelle azioni necessarie per contrastare la crisi.

Ma qual è la reazione emotiva degli utenti di queste piattaforme? E in che modo queste emozioni possono trasformarsi in partecipazione sociale o politica?

Uno studio recente si è focalizzato proprio su questo interrogativo, analizzando le risposte emotive degli utenti di Facebook, Instagram e Twitter in Regno Unito e Polonia, rispetto alle visualizzazioni di dati diffuse da enti come Greenpeace, WWF e Carbon Brief. L’obiettivo era comprendere se e come queste reazioni emotive possano incentivare un impegno politico o sociale, a livello individuale e collettivo.

Molti studi precedenti hanno indagato l’efficacia delle visualizzazioni di dati principalmente dal punto di vista tecnico o informatico, concentrandosi su aspetti visivi e funzionali. Tuttavia, spesso è mancata una prospettiva più ampia che tenga conto del contesto sociale degli utenti: chi sono, quali esperienze hanno e come questi fattori influenzano il loro coinvolgimento.

Per questo motivo, i ricercatori hanno adottato un approccio qualitativo, combinando l’analisi delle immagini con interviste approfondite a professionisti del settore e a utenti che hanno interagito con queste visualizzazioni online.

I risultati hanno mostrato che le visualizzazioni di dati funzionano comecontenitori emotivi”, capaci di suscitare una vasta gamma di emozioni. Queste emozioni sono fondamentali per stimolare la partecipazione degli utenti, spesso attraverso azioni quotidiane più che con manifestazioni pubbliche su larga scala.

Inoltre, le reazioni emotive variano sensibilmente in base a fattori come la nazionalità, l’età, il genere e il contesto sociale. Alcuni gruppi più vulnerabili rischiano di sentirsi esclusi o poco rappresentati da queste comunicazioni, con la conseguenza che il loro coinvolgimento diminuisce.

Un’altra importante osservazione riguarda il target prevalente di queste visualizzazioni: spesso si rivolgono soprattutto a uomini bianchi provenienti dal Nord del mondo, trascurando le esigenze e le sensibilità di comunità etniche e gruppi sociali meno privilegiati. Questo può generare “zone cieche” nel dibattito pubblico, escludendo voci fondamentali in una sfida globale come quella climatica.

In conclusione, questo studio offre una nuova prospettiva sull’uso delle visualizzazioni di dati, evidenziando il loro ruolo non solo come strumenti informativi, ma anche come potenti leve emotive e sociali, capaci di influenzare il livello di partecipazione politica e sociale nelle democrazie digitali.

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  • Immagine di Elisa Fiorenzani
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